Interesse o love bombing?
Riconoscere la differenza all'inizio di una relazione romantica
Uno degli aspetti più devastanti di una relazione patologica non è la fine della relazione in sé. È quello che resta dopo.
È la perdita di fiducia in se stessi.
È lo smarrimento profondo che nasce quando una persona si rende conto di essere stata lusingata, idealizzata, sedotta emotivamente… e di non averlo visto arrivare.
Nel mio lavoro clinico questo è uno dei dolori che incontro più spesso, ed è anche uno dei più silenziosi. Persone intelligenti, sensibili, strutturate, che non riescono più a fidarsi del proprio giudizio. Che si dicono: “Se non me ne sono accorta allora, come posso fidarmi adesso?”
Non è solo la relazione a essere crollata. È l’idea di sé come persona capace di discernere, di sentire, di riconoscere i segnali di pericolo.
La ferita più devastante delle relazioni patologiche: smettere di fidarsi di sé
Dopo una relazione patologica, molte persone non soffrono soltanto per quello che hanno subito, ma per quello che credono di essere diventate: ingenue, cieche, “stupide”, incapaci di proteggersi. Questa narrazione interna è profondamente ingiusta, ma soprattutto è clinicamente sbagliata. Perché non tiene conto di come funzionano le dinamiche manipolative e di quanto possano essere potenti, sofisticate, destabilizzanti, anche per persone con una buona struttura psicologica.
La conseguenza più frequente di questa ferita è la paralisi. La paura di sbagliare di nuovo. La diffidenza generalizzata.
L’ipersorveglianza emotiva.
Il dubbio costante verso ogni nuovo interesse, ogni entusiasmo, ogni gesto di attenzione ricevuto.
Molte persone mi dicono: “Ora mi sembra tutto pericoloso”, oppure “Non riesco più a capire se una cosa è sana o se è un campanello d’allarme”. Ed è esattamente qui che si innesta uno dei nodi più delicati: quando il trauma relazionale non solo fa male, ma disorganizza la capacità di valutazione.
Questa reazione non è un difetto di carattere, ma una risposta traumatica normale. Quando una persona ha vissuto una relazione in cui l’amore era mescolato a manipolazione, lusinga e perdita di sé, il sistema nervoso impara una cosa molto semplice: “fidarsi è pericoloso”.
Da quel momento in poi, la mente non cerca più connessione, cerca sicurezza. E lo fa, spesso, bloccando tutto.
È in questo spazio di confusione, paura e autosvalutazione che il tema del love bombing diventa cruciale. Perché una delle domande che tengono le persone intrappolate è sempre la stessa: “Come faccio a distinguere un normale entusiasmo iniziale da qualcosa di pericoloso?”
Come faccio a capire se quello che sto vivendo con una persona appena conosciuta è un interesse sano oppure l’inizio di una dinamica manipolativa?
Perché parlare di love bombing in modo serio (e clinicamente fondato)
Il termine love bombing oggi circola ovunque, ma raramente viene spiegato nel modo giusto. E quando non viene spiegato bene, produce due effetti opposti e ugualmente dannosi: o spaventa inutilmente chi sta vivendo un normale inizio di relazione, oppure minimizza un meccanismo che invece ha conseguenze profonde e durature sulla psiche.
Nel mio lavoro vedo quanto sia importante fare chiarezza. Non per trasformare le persone in investigatori sospettosi, ma per restituire fiducia nel proprio sentire. Per aiutare chi ha vissuto una relazione patologica a rimettere ordine tra ciò che è stato manipolazione e ciò che, invece, è un normale processo relazionale.
Questo articolo nasce esattamente con questo obiettivo: aiutarti a capire che cos’è davvero il love bombing, come funziona sul piano psicologico e manipolativo, quando possiamo parlare con cognizione di causa di love bombing e quando, invece, siamo davanti a un entusiasmo iniziale sano. Non per dirti “diffida di tutto”, ma per aiutarti a riconoscere i segnali d’allarme reali, quelli che indicano che ciò che stai vivendo non è una costruzione affettiva, ma un processo di aggancio.
Perché la verità, che in terapia ripeto spesso, è questa:
non sei diventata diffidente perché sei “rotta”.
Sei diventata prudente perché sei stata ferita.
E la prudenza, quando è accompagnata dalla comprensione, può trasformarsi di nuovo in fiducia. Fiducia informata, lucida, radicata.
Da qui in poi entreremo nel cuore del tema: capire che cosa sia realmente il love bombing, da dove nasce, perché viene usato, come si manifesta e, soprattutto, come distinguere ciò che è interesse da ciò che è una seduzione che ha la finalità di intrappolarti.
Origini criminologiche: il love bombing come strategia di adescamento nei culti e nelle sette
C’è un passaggio che, da criminologa clinica, considero imprescindibile chiarire, perché cambia radicalmente il modo in cui leggiamo il love bombing. Questa dinamica non nasce nelle relazioni sentimentali. Nasce in contesti di persuasione coercitiva, nei culti, nelle sette. E nasce con una funzione precisa: adescare nuovi adepti.
Nei gruppi settari il love bombing è una tecnica relazionale strutturata, utilizzata per creare un legame emotivo rapido e profondo prima che la persona abbia il tempo di orientarsi, valutare, dubitare. Il nuovo arrivato viene accolto con un’intensità affettiva fuori scala: attenzione costante, calore umano, apprezzamento, riconoscimento, senso di appartenenza. Il messaggio che passa, spesso senza essere mai detto esplicitamente, è potente e semplice allo stesso tempo: qui sei visto, qui sei accettato, qui sei finalmente a casa.
Questo tipo di accoglienza agisce direttamente sui bisogni primari dell’essere umano. Non è un caso che funzioni così bene. Tocca il desiderio di appartenenza, il bisogno di essere riconosciuti, la fame di significato. In un tempo spesso segnato da solitudine e frammentazione, quell’ondata di “amore” viene vissuta come una rivelazione, come la prova che esiste un luogo in cui si è finalmente importanti. Ed è proprio qui che avviene l’aggancio.
Una volta creato questo legame emotivo iniziale, il processo prosegue in modo più sottile, ma non meno efficace. Il mondo precedente della persona inizia lentamente a perdere valore. Le relazioni esterne vengono ridimensionate, svalutate, talvolta apertamente screditate. Familiari e amici diventano “inermi”, “inconsapevoli”, “incapaci di capire”. Il gruppo, invece, viene rappresentato come l’unico spazio autentico, l’unico luogo di verità e appartenenza. Non serve un ordine esplicito per isolarsi: è la nuova identità relazionale che rende il resto superfluo.
In questo passaggio avviene qualcosa di clinicamente cruciale: il gruppo smette di essere un’esperienza e diventa una famiglia sostitutiva. Non una famiglia che sostiene, ma una famiglia che ingloba. La persona non sente di perdere qualcosa, sente di aver trovato finalmente ciò che mancava. E proprio per questo diventa disposta a rinunciare, a conformarsi, a silenziare parti di sé pur di non perdere quell’appartenenza così intensamente costruita.
L’elemento più insidioso di questo meccanismo è che il calore e l’accoglienza iniziali non scompaiono improvvisamente. Cambiano forma. Diventano condizionali. Finché la persona è allineata, coinvolta, conforme, l’accoglienza continua. Quando iniziano i dubbi, le domande, le divergenze, quell’”amore” si ritira. Non sempre in modo esplicito o violento, ma attraverso freddezza, distanza, esclusione emotiva, senso di colpa. A questo punto il legame non è più mantenuto dal piacere, ma dalla paura di perdere ciò che, all’inizio, aveva dato senso e valore.
Dal punto di vista criminologico, la potenza del love bombing sta tutta qui. Non costringe, non minaccia, non usa la forza. Costruisce adesione attraverso la gratificazione e il senso di appartenenza, rendendo la persona emotivamente dipendente dalla fonte che li eroga. Quando il legame è formato, diventa molto più semplice ottenere rinunce, obbedienza, sottomissione psicologica, perché ciò che è in gioco non è più un’idea o un’opinione, ma la propria identità e il proprio senso di valore.
Questa origine è fondamentale da comprendere perché ci permette di leggere il love bombing nelle relazioni intime con occhi diversi. Nelle coppie il processo non è orchestrato da un gruppo, non è formalizzato, non è dichiarato. Ma la struttura interna è identica. Anche lì l’inizio è totalizzante, anche lì l’altro viene investito come “unico”, anche lì il mondo esterno perde gradualmente peso, anche lì l’amore diventa intermittente e condizionale.
Ed è per questo che la cosa più pericolosa del love bombing non è l’intensità emotiva, ma la sua architettura. È un gancio che precede il controllo. È un investimento affettivo che prepara il terreno per la perdita di autonomia. È una seduzione che non mira all’incontro, ma alla dipendenza.
Capire che questa dinamica nasce come tecnica di adescamento è fondamentale anche per sciogliere un altro nodo doloroso: non sei stata ingenua, non sei stato stupido, non sei stata “troppo romantica”. Sei stato esposto a un meccanismo che è stato costruito, studiato e utilizzato proprio perché funziona. E funziona perché si aggancia I bisogni più profondi e umani di chiunque.
Perché alcune persone disturbate lo usano, e con quali modalità
Quando una persona usa il love bombing in una relazione intima, non sempre lo fa in modo del tutto controllato, ma lo fa sempre con una funzione. Nella mia esperienza clinica, il love bombing compare con particolare frequenza in funzionamenti di personalità disturbata, soprattutto quando sono presenti tratti narcisistici, antisociali, borderline, o una marcata immaturità affettiva.
Il punto non è demonizzare la persona, il punto è capire il funzionamento. In un assetto relazionale sano, l’altro è un soggetto. In un assetto disturbato, l’altro tende a diventare una funzione. Serve a regolare stati interni intollerabili: vuoto, vergogna, insicurezza, bisogno di ammirazione, paura dell’abbandono, bisogno di dominio. Il love bombing diventa allora una strategia di acquisizione rapida: ti porto vicino in fretta, ti faccio sentire speciale, creo un vincolo, ottengo investimento, e mentre tu credi che stia nascendo amore, in realtà in te sta nascendo una dipendenza.
Le modalità sono spesso riconoscibili perché hanno tutte la stessa impronta: rapidità, intensità, prematurità, esclusività. La relazione viene presentata come unica, irripetibile, eccezionale. I tempi vengono bruciati. L’intimità viene anticipata. La tua persona viene idealizzata prima di essere conosciuta. E questa idealizzazione, che sembra un complimento, è in realtà una trappola: chi ti metto su un piedistallo lo fa perché ha bisogno di te perché tu svolga un ruolo ben preciso nella sua vita: ed inevitabilmente prima o poi, quando inevitabilmente ti rivelerai inadempiente, cadrai rovinosamente da quel piedistallo. E non sarà per nulla divertente.
Qui c’è una verità clinica difficile da accettare: il love bombing non parla di te né di quanto l’altro ti ami, parla di quanto l’altro abbia bisogno di attribuirti le qualità che sente necessarie per soddisfare un suo bisogno.
Le manifestazioni del love bombing
Il love bombing raramente si manifesta come qualcosa di concreto, definibile in termini precisi.
Molto spesso, si tratta di un’atmosfera. È un’accelerazione. È un senso di inevitabilità. È la sensazione che tu e quella persona vi conosciate da sempre, anche se vi conoscete da due settimane. È il telefono che non smette mai di vibrare, non perché ci sia una comunicazione autentica, ma perché c’è un presidio. È la presenza costante che sembra cura, ma che in realtà riduce lo spazio interno.
Nel love bombing ciò che colpisce non è solo la velocità con cui ci si avvicina. È la qualità dell’avvicinamento: ti si entra addosso con una sicurezza prematura, con un’intimità anticipata, con un linguaggio che suona definitivo prima ancora di avere basi reali. E quella sensazione che molte persone descrivono come “finalmente” non è un dettaglio romantico: è il gancio. È il punto in cui il bisogno di essere visti, scelti, riconosciuti viene toccato in modo chirurgico.
Che cos’è davvero il love bombing: non un gesto, ma un processo
Il love bombing è un sovraccarico emotivo precoce che produce un accoppiamento rapido tra piacere e legame. Attenzione costante, messaggi continui, disponibilità totale, dichiarazioni profonde, promesse implicite, progettualità anticipata, idealizzazione. Ma la chiave non è l’elenco, la chiave è ciò che succede dentro chi lo riceve.
Dal punto di vista clinico, il love bombing attiva in modo intenso i sistemi di ricompensa: dopamina, ossitocina, senso di gratificazione, appartenenza, sicurezza. Il cervello registra “qui sto bene” e, come fa con tutto ciò che produce benessere immediato, tende a volerne ancora. È una forma di imprinting relazionale. Non è ancora trauma, ma è già condizionamento: stai imparando che il tuo valore è nello sguardo dell’altro, che la tua calma è nella sua presenza, che la tua identità è nella sua approvazione.
A questo si aggiunge un elemento centrale: il love bombing spesso si presenta come iper-sintonizzazione. L’altra persona sembra intuire i tuoi bisogni prima che tu li esprima, sembra leggerti, capirti, riconoscerti. A volte lo fa davvero, perché alcune persone sono molto abili nella lettura emotiva. Il punto però è che la lettura emotiva può essere usata per cura oppure per controllo. E quando viene usata per controllo, la sintonizzazione iniziale non serve a incontrarti, ma a modellarti.
Nel love bombing si crea presto una promessa invisibile: “con me sarai finalmente completo”. Non viene detta così, certo. Viene fatta sentire. E chi la riceve spesso la interpreta come destino, come magia, come incontro raro. In realtà è una tecnica che agisce sulla parte più vulnerabile e più umana di noi: il desiderio di essere speciali per qualcuno, il bisogno di appartenere, la fame di riparazione.
Come riconoscere la differenza tra entusiasmo genuino e love bombing
L’entusiasmo sano esiste, ed è importante dirlo con chiarezza, perché una delle conseguenze più dolorose delle relazioni patologiche è proprio il rischio di diventare cinici, ipervigili, incapaci di lasciarsi coinvolgere. Esistono persone calorose, presenti, capaci di innamorarsi e di investire emotivamente senza secondi fini.
La differenza tra entusiasmo genuino e love bombing non sta nella quantità delle attenzioni, ma nella loro qualità psicologica e, soprattutto, nel rispetto dei tempi della conoscenza. Una relazione sana nasce dentro un processo di scoperta reciproca. Questo significa una cosa molto semplice, ma spesso fraintesa: l’altro non può definirti prima di averti conosciuto, e tu non puoi essere “già tutto” per qualcuno che non ha ancora attraversato la tua complessità.
In una conoscenza sana, l’interesse cresce mentre la persona ti osserva, ti ascolta, ti incontra nella realtà, non nella proiezione. Le parole seguono l’esperienza, non la anticipano. I sentimenti si chiariscono strada facendo. L’altro non ha fretta di incasellarti, di etichettarti, di stabilire chi sei per lui o per lei prima ancora di aver visto come reagisci alla frustrazione, al limite, al conflitto, alla distanza. Perché chi è emotivamente maturo sa che l’intimità vera ha bisogno di tempo per radicarsi.
L’entusiasmo genuino non ha bisogno di definirti come “speciale” subito, perché non è in cerca di un ruolo da assegnarti. È curioso, non famelico. È interessato, non invasivo. Non ti promette ciò che non può ancora sapere. Non parla di destino, di unicità assoluta, di “mai sentito niente di simile” quando l’unica cosa realmente accaduta è una attrazione iniziale. In una relazione sana, l’altro non ti mette su un piedistallo, perché non ha bisogno di idealizzarti per sentirsi coinvolto. E soprattutto non vive la tua autonomia come una minaccia.
Questo è un punto clinicamente centrale. In un interesse sano, la tua vita preesistente non viene modificata in nessun modo. Non modifichi le tue amicizie, i tuoi spazi, i tuoi tempi. Non senti la pressione né il desiderio di essere sempre disponibile. Mantieni il tuo mondo, esattamente come prima che arrivasse quella persona. Le fai solo spazio, lentamente, aggiungendola a quello che già c’è.
Il love bombing, al contrario, ha una fretta identitaria. Non si accontenta di conoscerti: ha bisogno di stabilire subito chi sei, cosa rappresenti, che posto occupi. È come se dicesse, implicitamente: so già chi sei, so già cosa sei per me, so già dove stiamo andando. Questa fretta non è romanticismo, è un segnale di scarsa tolleranza all’incertezza e al tempo, che sono invece elementi inevitabili di ogni relazione reale.
Nel love bombing le definizioni arrivano prima dell’esperienza. Le parole precedono i fatti. L’altro ti descrive come unica, diverso, fondamentale, prima ancora di averti vista in situazioni complesse, frustranti, ordinarie. Non ti sta riconoscendo per quello che sei, ti sta attribuendo un’identità funzionale a un suo bisogno interno. È una differenza sottile ma cruciale: non ti vede, ti usa come risposta.
Questa dinamica si accompagna quasi sempre a una richiesta implicita di esclusività precoce. Non sempre viene formulata apertamente, ma si manifesta attraverso un contatto continuo, una presenza costante, una richiesta di conferme che non lascia spazio al vuoto. Il tempo, invece di essere un alleato della relazione, diventa un nemico da battere.
Dal punto di vista clinico, ciò che distingue davvero le due esperienze è questo: nell’entusiasmo sano ti senti più libera, nel love bombing ti senti progressivamente più vincolata. All’inizio magari non è evidente, perché la vincolazione viene mascherata da attenzione e cura, e può essere estremamente lusinghiera. Ma col tempo inizi a notare che ti stai adattando. Che stai anticipando i bisogni dell’altro. Che stai riducendo parti di te per non disturbare l’intensità del legame.
Dove c’è pressione, anche solo emotiva, la libertà si restringe. E quando la libertà si restringe, non stiamo costruendo amore, stiamo costruendo dipendenza. L’amore sano non ha bisogno di accelerare, perché non ha paura di perdere nulla. Il love bombing, invece, corre perché non sa aspettare. E ciò che non sa aspettare, quasi sempre, non sa nemmeno sostenere nel tempo.
Come diventare immuni: ricostruire la fiducia nel proprio sentire, e il paradosso di curare la parte narcisistica di sé
La domanda che mi fanno più spesso i miei pazienti, dopo una relazione attraversata da love bombing, è “come faccio a non cascarci più?”. È una domanda che nasce dalla paura e dalla vergogna insieme. La paura di ripetere l’esperienza, la vergogna di essere stati agganciati, sedotti, convinti. Ed è qui che serve fare molta chiarezza, perché il rischio più grande è cercare l’immunità nel posto sbagliato.
Diventare immuni al love bombing non significa diventare più sospettosi, più freddi, più controllanti. Non significa imparare a memoria le frasi giuste o sviluppare una sorta di radar paranoico che analizza ogni gesto. Quella non è immunità: è traumatizzazione. È il trauma che continua a governarti sotto forma di ipervigilanza. L’immunità vera nasce da un lavoro sull’interno. Nasce da un processo di ripristino profondo: riappropriarti del tuo asse, del tuo valore, ma soprattutto ricostruire la fiducia in te stessa e nel tuo istinto.
Una delle ferite più gravi lasciate dalle relazioni patologiche è proprio questa: la rottura dell’alleanza con il proprio sentire. Dopo il love bombing e la manipolazione, molte persone non sanno più di cosa fidarsi. La conclusione a cui arrivano è devastante ma comprensibile: “se mi sono fidata e mi sono fatta male, allora non posso più fidarmi di me”. Da qui nasce la paralisi, il dubbio costante, la sensazione di essere disorientati anche davanti a segnali semplici.
Non è stato il tuo istinto a tradirti. È stato sovrastimolato, confuso, accelerato. Il love bombing non spegne il sentire, lo satura. Produce un rumore emotivo così intenso da rendere difficile distinguere l’intuizione autentica dalla chimica, la risonanza reale dall’euforia indotta. Quando tutto è troppo, il segnale fine si perde. E poi, a posteriori, arriva il giudizio su di sé, come se l’errore fosse stato “sentire”.
Diventare immuni significa fare l’esatto opposto di ciò che il trauma spinge a fare. Non imparare a dubitare di più, ma imparare a sentire meglio. Tornare a riconoscere quelle micro-sensazioni che precedono il pensiero, che non fanno rumore, che non sono spettacolari. Il corpo, in particolare, raramente mente. Moltissime persone, quando ripercorrono l’inizio della relazione, si accorgono che qualcosa c’era: una fretta che metteva a disagio, una pressione sottile, una sensazione di dover stare al passo, di non potersi fermare davvero. Ma quelle sensazioni sono state minimizzate, razionalizzate, romanticizzate.
Ricostruire l’immunità significa legittimare di nuovo questi segnali. Significa concedersi il diritto di fermarsi, di non sapere subito, di non lasciarsi travolgere. Significa comprendere che l’istinto sano non urla, non accelera, non promette: segnala. E spesso segnala attraverso un lieve disallineamento che chiede attenzione, non repressione. Quando torni a fidarti di questo livello sottile del sentire, il love bombing perde già gran parte del suo potere.
Solo dopo questo lavoro di ripristino dell’asse interno ha senso affrontare il secondo livello, quello più scomodo ma decisivo: il rapporto con la propria parte narcisistica.
Curare la parte narcisistica di sé non significa eliminarla o giudicarla. Significa integrarla e nutrirla in modo sano. Ognuno di noi ha una parte che desidera sentirsi speciale, scelta, importante. Questa parte diventa vulnerabile quando è affamata, quando è ferita, quando ha imparato che per essere amata deve essere eccezionale.
Il love bombing parla esattamente a quella parte affamata. Le dice: “sei finalmente quella giusta”, “sei diverso”, “sei unica”, “con te è destino”. E quando quella parte è in una condizione di carenza emotiva, la lusinga non viene percepita come eccessiva, ma come riparativa. Non suona sospetta, ma necessaria. È qui che avviene lo scambio più pericoloso: la lusinga viene scambiata per verità, l’intensità per autenticità.
L’immunità nasce quando questa parte non ha più bisogno di essere ipnotizzata dall’adorazione. Quando il tuo senso di valore non dipende dall’intensità con cui qualcuno ti guarda. Quando puoi tollerare di non essere eccezionale senza sentirti invisibile. Quando l’amore non deve più salvarti, riscattarti, confermarti, ma semplicemente incontrarti.
A questo punto una verità diventa finalmente chiara, non come concetto ma come esperienza interna: l’amore vero nasce in modo sereno e lento. Non perché debba essere freddo o privo di passione, ma perché deve essere compatibile con la realtà. Deve reggere i tempi della conoscenza, la coerenza tra parole e comportamenti, la possibilità di restare te stessa senza adattarti. Deve restare stabile anche quando non sei perfetto, anche quando non sei sempre disponibile, anche quando metti confini.
Dalla diffidenza alla libertà
Se c’è un punto che voglio lasciarti, dopo tutto questo, è che la vera guarigione non consiste nel diventare impermeabile all’amore. Consiste nel diventare impermeabile alla manipolazione. E la differenza è enorme, perché la manipolazione prospera proprio quando ti convince che l’unico modo per non soffrire più è chiuderti, irrigidirti, non sentire. Quello è il trauma che continua a vincere, solo cambiando forma.
La tua sfiducia non è una colpa e non è un difetto. È un riflesso comprensibile, un adattamento. Quando hai vissuto un legame in cui l’intimità era mescolata a controllo, lusinga, accelerazione e perdita di autonomia, il tuo sistema nervoso ha imparato una lezione brutale: la connessione fa male. Per questo oggi ti blocchi, per questo analizzi, per questo dubiti. Non perché sei “esagerata”, ma perché sei stato ferito in un punto essenziale: la fiducia nel tuo sentire.
Quello che però voglio dirti con la stessa chiarezza con cui lo dico in studio è che questa fase non deve diventare la tua identità. È normale attraversarla, ma non è sano restarci. La prudenza può proteggerti, ma se si trasforma in ipervigilanza ti imprigiona. La diffidenza può salvarti nell’immediato, ma se diventa la tua unica postura emotiva ti toglie la possibilità di incontrare davvero qualcuno. E soprattutto, ti toglie la cosa più importante: la libertà di essere te stessa, senza vivere ogni relazione come un campo minato.
L’obiettivo non è imparare a “smascherare” chiunque. L’obiettivo è tornare ad abitarti. Tornare a sentire senza vergognarti di sentire. Tornare a riconoscere l’intuizione senza doverla giustificare con prove schiaccianti. Tornare a rispettare quei segnali sottili che prima minimizzavi, e che oggi, se impari ad ascoltarli, possono diventare la tua protezione più raffinata. Perché la verità è che l’istinto non è perfetto, ma è molto più intelligente di quanto tu creda.
E qui torno al punto più semplice e più potente: l’amore vero non ha fretta. Non ha bisogno di bruciare tappe, di definire tutto subito, di inghiottirti. L’amore vero si costruisce nel tempo, nella coerenza, nella realtà. Ti lascia spazio. Ti lascia respirare. Non ti fa perdere te stessa. Non ti chiede di diventare eccezionale per meritare attenzione. Ti incontra.
Se ti sei riconosciuta in queste righe, se ti è venuto un nodo allo stomaco leggendo certe dinamiche, se hai capito che quello che chiamavi “amore intenso” aveva in realtà una struttura di adescamento e aggancio, non archiviare questa consapevolezza come un’intuizione momentanea. Perché qui non si tratta solo di capire il love bombing. Si tratta di ricostruire un asse interno che è stato spostato, di sciogliere un legame traumatico, di tornare a fidarti di te senza diventare dura.
E se senti che da solo non riesci, non perché tu sia debole, ma perché quel tipo di manipolazione lascia un’impronta profonda, sappi che è normale. È normale avere ricadute, è normale rimpiangere l’inizio, è normale oscillare tra lucidità e nostalgia. È normale. Ma non significa che tu debba restare lì.
Se vuoi lavorare davvero su questo – non solo “capire”, ma guarire – puoi scrivermi. Il mio lavoro, ogni giorno, è accompagnare persone come te a ricostruire fiducia, confini, libertà emotiva. A uscire dalla dipendenza senza sentirsi sbagliate. A tornare capaci di amare senza perdere sé. Perché la guarigione non è smettere di desiderare amore. È smettere di scambiarlo per la sua imitazione.